PALLAVOLO – la Bellator ai tempi del coronavirus, mister Spaziani: «orgoglioso per come i miei ragazzi continuano ad allenarsi, sarebbe bello finire il campionato da luglio a settembre. urgono interventi sul settore giovanile e per i costi in capo alle squadre»

SPAZIANI
Mirko Spaziani – allenatore

Lo sport continua la sua serrata a casa del coronavirus Covid-19, ma nonostante il lockdown la Bellator Pallanuoto Frosinone prova a programmare al futuro nel rispetto delle regole. Mirko Spaziani, allenatore dei ciociari – primi nel girone F del campionato Promozione Lazio – , racconta in una lunga chiacchierata la nuova quotidianità della formazione giallazzurra per tutte e 5 le selezioni iscritte ai campionati Fin (Under 13, 15, 17 e 20) e le idee per la ripartenza di attività di base e competizioni.

Come state affrontando questi giorni di quarantena con le squadre?

«Restiamo in contatto con i ragazzi delle Under 13 e Under 15 in modalità di videoconferenza, svolgendo con il mister Umberto Carotenuto gli allenamenti funzionali per tutti i gruppi muscolari, consolidamento delle capacità coordinative ed esercizi per la prevenzione su infortuni. I ragazzi più grandi invece stanno seguendo gli allenamenti messi a disposizione dallo staff del Settebello con Alessandro Amato.

È una situazione difficile, i ragazzi stanno perdendo la speranza di tornare in vasca, ma continuano a tenersi in forma con una costanza che non avrei immaginato e questo mi riempie di orgoglio».

Il dibattito è sulla ripresa delle attività: secondo lei a quali condizioni può essere ripresa?

«Per quanto riguarda le attività natatorie è necessario capire se e quando ci saranno le condizioni minime. Siamo già al lavoro per adeguarci al protocollo stilato dalla FIN, adesso attendiamo risposte dal Governo sull’attività di base, come ha giustamente sollecitato il presidente Barelli.

Ovviamente la piscina ha costi di gestione altissimi, quindi è impensabile aprire un impianto natatorio per le sole attività agonistiche come qualcuno ha ipotizzato, con le società già in crisi aprire per i soli tesserati significherebbe morte certa. Altrimenti, se il via libera fosse solo per le attività agonistiche, la FIN dovrebbe mettere a disposizione a titolo gratuito i propri centri federali. Ma resta l’assunto di riprendere solo a rischi zero, la salute viene prima di tutto». 

Cosa fare invece con i campionati in corso?

«La premessa è che bisogna distinguere tra campionati giovanili e senior. Il rischio è che i giovani perdano un anno, con inevitabili conseguenze sul loro percorso di crescita. Da diversi anni si discute sulla modifica delle categorie, quale occasione migliore di questa? Nella prossima stagione si potrebbe aumentare tutto di un anno passando dalle Under 13, 15, 17 e 20 alle Under 14, 16, 18 e 21, annullando le gare svolte e ripartendo direttamente con la nuova formula».

E i senior?

«Per loro il discorso è diverso, se ci sono le condizioni bisogna aspettare fino a quando sarà possibile. La Federnuoto ha un grande vantaggio rispetto alle federazioni che hanno già deciso di sospendere tutto, perché i nostri tesseramenti scadono il 30 settembre rispetto al 30 giugno fissato per buona parte degli altri sport, quindi si potrebbe pensare di finire almeno il girone d’andata a luglio e a settembre i playoff. L’alternativa è quella di spalmare il campionato su due stagioni, in questo caso non sarebbero annullate le partite giocate fino ad oggi. Si parla di promozioni decise dal comitato, nessuna società vorrebbe salire in questo modo, vogliamo tutti esultare delle vittorie e piangere delle sconfitte».

Le squadre hanno affrontato delle spese, come quelle per l’iscrizione ai campionati, che in caso di mancata ripresa si ritroverebbe a non usufruire. Che tipo di intervento si aspetta in questo senso?

«Se la mia idea sul settore giovanile verrà presa in seria considerazione, le spese sostenute in questa stagione dovrebbero essere stornate. Per i senior invece in caso di stagione spalmata su due anni non ci sarebbero costi perché la stagione sarebbe la stessa, mentre se si dovesse terminare entro il 30 settembre la FIN si dovrebbero comunque rivedere al ribasso le spettanze per la stagione successiva».

Altro aspetto è quello relativo alle concessioni degli impianti: cosa si aspetta in merito ai canoni per il periodo non lavorato?

«Questo è uno dei tasti più delicati, il problema non riguarda solo i soli mesi di interruzione delle attività, ma la stagione sportiva e in corso la prossima. Mi aspetto lo storno di 2 anni di canone da parte dei comuni e la proroga per lo stesso periodo le concessioni rispetto la data di scadenza. Inoltre la FIN dovrebbe azzerare i costi di affiliazione, per scuola nuoto federale e dei tesseramenti.

Anche il Governo dovrà intervenire, il contributo per i collaboratori sportivi è ottimo e non ha precedenti nella storia dello sport italiano, ma deve pensare in maniera adeguata alle tante società sportive che rappresentano di fatto il primo presidio per la salute. Le società sportive forniscono un servizio pubblico sia sotto l’aspetto tecnico che in ambito sociale, promuovendo attraverso la corretta pratica sportiva uno stile di vita sano e di conseguenza riducendo l’impatto sul sistema sanitario nazionale.

È una presa di coscienza fondamentale per restituire dignità a un comparto fondamentale per il Paese, troppo spesso etichettato come «quelli che ti fanno fare quattro salti» e che si si riscopre essenziale sia dal punto di vista sociale che economico, ma che va riorganizzato per garantirne la sostenibilità»

Lo sport continua la sua serrata a casa del coronavirus Covid-19, ma nonostante il lockdown la Bellator Pallanuoto Frosinone prova a programmare al futuro nel rispetto delle regole. Mirko Spaziani, allenatore dei ciociari – primi nel girone F del campionato Promozione Lazio – , racconta in una lunga chiacchierata la nuova quotidianità della formazione giallazzurra per tutte e 5 le selezioni iscritte ai campionati Fin (Under 13, 15, 17 e 20) e le idee per la ripartenza di attività di base e competizioni.

Come state affrontando questi giorni di quarantena con le squadre?

«Restiamo in contatto con i ragazzi delle Under 13 e Under 15 in modalità di videoconferenza, svolgendo con il mister Umberto Carotenuto gli allenamenti funzionali per tutti i gruppi muscolari, consolidamento delle capacità coordinative ed esercizi per la prevenzione su infortuni. I ragazzi più grandi invece stanno seguendo gli allenamenti messi a disposizione dallo staff del Settebello con Alessandro Amato.

È una situazione difficile, i ragazzi stanno perdendo la speranza di tornare in vasca, ma continuano a tenersi in forma con una costanza che non avrei immaginato e questo mi riempie di orgoglio».

Il dibattito è sulla ripresa delle attività: secondo lei a quali condizioni può essere ripresa?

«Per quanto riguarda le attività natatorie è necessario capire se e quando ci saranno le condizioni minime. Siamo già al lavoro per adeguarci al protocollo stilato dalla FIN, adesso attendiamo risposte dal Governo sull’attività di base, come ha giustamente sollecitato il presidente Barelli.

Ovviamente la piscina ha costi di gestione altissimi, quindi è impensabile aprire un impianto natatorio per le sole attività agonistiche come qualcuno ha ipotizzato, con le società già in crisi aprire per i soli tesserati significherebbe morte certa. Altrimenti, se il via libera fosse solo per le attività agonistiche, la FIN dovrebbe mettere a disposizione a titolo gratuito i propri centri federali. Ma resta l’assunto di riprendere solo a rischi zero, la salute viene prima di tutto».

Cosa fare invece con i campionati in corso?

«La premessa è che bisogna distinguere tra campionati giovanili e senior. Il rischio è che i giovani perdano un anno, con inevitabili conseguenze sul loro percorso di crescita. Da diversi anni si discute sulla modifica delle categorie, quale occasione migliore di questa? Nella prossima stagione si potrebbe aumentare tutto di un anno passando dalle Under 13, 15, 17 e 20 alle Under 14, 16, 18 e 21, annullando le gare svolte e ripartendo direttamente con la nuova formula»

E i senior?

«Per loro il discorso è diverso, se ci sono le condizioni bisogna aspettare fino a quando sarà possibile. La Federnuoto ha un grande vantaggio rispetto alle federazioni che hanno già deciso di sospendere tutto, perché i nostri tesseramenti scadono il 30 settembre rispetto al 30 giugno fissato per buona parte degli altri sport, quindi si potrebbe pensare di finire almeno il girone d’andata a luglio e a settembre i playoff. L’alternativa è quella di spalmare il campionato su due stagioni, in questo caso non sarebbero annullate le partite giocate fino ad oggi. Si parla di promozioni decise dal comitato, nessuna società vorrebbe salire in questo modo, vogliamo tutti esultare delle vittorie e piangere delle sconfitte».

Le squadre hanno affrontato delle spese, come quelle per l’iscrizione ai campionati, che in caso di mancata ripresa si ritroverebbe a non usufruire. Che tipo di intervento si aspetta in questo senso?

«Se la mia idea sul settore giovanile verrà presa in seria considerazione, le spese sostenute in questa stagione dovrebbero essere stornate. Per i senior invece in caso di stagione spalmata su due anni non ci sarebbero costi perché la stagione sarebbe la stessa, mentre se si dovesse terminare entro il 30 settembre la FIN si dovrebbero comunque rivedere al ribasso le spettanze per la stagione successiva».

Altro aspetto è quello relativo alle concessioni degli impianti: cosa si aspetta in merito ai canoni per il periodo non lavorato?

«Questo è uno dei tasti più delicati, il problema non riguarda solo i soli mesi di interruzione delle attività, ma la stagione sportiva e in corso la prossima. Mi aspetto lo storno di 2 anni di canone da parte dei comuni e la proroga per lo stesso periodo le concessioni rispetto la data di scadenza. Inoltre la FIN dovrebbe azzerare i costi di affiliazione, per scuola nuoto federale e dei tesseramenti.

Anche il Governo dovrà intervenire, il contributo per i collaboratori sportivi è ottimo e non ha precedenti nella storia dello sport italiano, ma deve pensare in maniera adeguata alle tante società sportive che rappresentano di fatto il primo presidio per la salute. Le società sportive forniscono un servizio pubblico sia sotto l’aspetto tecnico che in ambito sociale, promuovendo attraverso la corretta pratica sportiva uno stile di vita sano e di conseguenza riducendo l’impatto sul sistema sanitario nazionale.

È una presa di coscienza fondamentale per restituire dignità a un comparto fondamentale per il Paese, troppo spesso etichettato come «quelli che ti fanno fare quattro salti» e che si si riscopre essenziale sia dal punto di vista sociale che economico, ma che va riorganizzato per garantirne la sostenibilità».

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